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Il Knowledge Graph e il futuro della SEO

Era da maggio che se ne parlava.
E adesso, finalmente, prima ancora dell’innovativo Search Plus Your World, arriva in Italia il Knowledge Graph. Che in quanto a innovazione non scherza affatto, anzi.

Ma cos’è il grafo della conoscenza di Google?
Per capirlo, occorre prima spiegare come funziona Google oggi.

Oggi l’utente digita una parola chiave e il motore di ricerca visualizza nella SERP i risultati che, in base a un’infinità di parametri, giudica più pertinenti alla query fatta. E se la parola chiave ha una molteplicità di significati, come fa Google a capire a quale ci si riferisce? La risposta è semplice: non lo sa.
Cercando “Torino”, per esempio, Google non può sapere se vogliamo informazioni sulla città o sulla squadra di calcio omonima. Per farglielo capire, bisognerà specificare ulteriormente la richiesta, digitando per esempio “Torino calcio”, o qualcosa di ancora più specifico.

Questo perché noi interagiamo nella realtà con concetti, con oggetti di significato. Non parliamo, né pensiamo per tag o per parole chiave. Tale è (o era) il limite di Google e degli altri motori di ricerca, almeno fino ad oggi.

E oggi Google cosa fa?
Con il Knowledge Graph associa alla query non solo la parola chiave, ma tutti quegli oggetti che hanno una reale corrispondenza con la parola digitata.
Dato che gli esempi funzionano più di mille parole, ecco nella pratica cosa succede:

  • Informazioni sull’oggetto cercato direttamente nella SERP.
    Le informazioni sono di diverso genere e cambiano in relazione all’oggetto cercato. Impressionante, ad esempio, la quantità di informazioni ottenute tramite la ricerca “Rush” (storico combo canadese di prog rock). Google ci visualizza, direttamente in SERP, info biografiche essenziali, foto, discografia e addirittura le date aggiornate dei concerti per l’anno prossimo!
  • Per le ricerche ambigue,  Google offre una rosa di possibilità, in modo che l’utente possa scegliere dalla stessa schermata quello che davvero cercava, senza necessità di raffinare la ricerca ulteriormente.
    L’esempio classico è quella della città: digitando “Torino”, per esempio, abbiamo risultati di Torino come squadra di calcio, Torino come provincia, come aeroporto o università. Il tutto senza bisogno di dettagliare ulteriormente la propria query.
  • Elenco di ricerche correlate, che abbiano una qualche attinenza con l’oggetto in questione.
    Possono essere le opere di un pittore, oppure argomenti simili a quello cercato. Sempre per la parola chiave “Torino”, gli elementi correlati sono i luoghi di interesse della città.

 

Passato il momento di stupore/ammirazione per la capacità innovativa e migliorativa della user experience di Google, quello che ci domandiamo è: come cambieranno le SERP?
Fare posizionamento sui motori di ricerca sarà ancora possibile?
Se avremo le risposte direttamente nella SERP, avrà ancora senso navigare i siti? Wikipedia sparirà? E le parole chiave ultra specifiche che fanno la gioia di noi SEO (tipo hotel 3 stelle in trentino con piscina per bambini di età inferiore ai 7 anni), avranno ancora un senso?

Ovviamente, stiamo esagerando.
Il mondo del posizionamento e delle parole chiave non finirà. I siti serviranno ancora. E ci sono settori, come quello turistico, in cui il Knowledge Graph non avrebbe molto senso, perché sarebbe il diretto concorrente di AdWords. In pratica Google finirebbe per fare concorrenza a se stesso.

Tuttavia, il grafico della conoscenza di Google è di certo un’innovazione importante. E le sue potenzialità sulle SERP di domani, ancora tutte da esplorare.

E a noi non resta che verificarle, con l’entusiasmo e la voglia di conoscenza che da sempre ci contraddistinguono.

 

Esempio di SERP con Knowledge Graph:

Knowledge Graph con ricerca "Torino"

Knowledge Graph con ricerca "Torino"

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  • Dile

    molto interessante! bell’articolo!

  • Silvio

    FANTASTICO
    GRAZIE

  • http://www.facebook.com/luca.martino.wwt Luca Martino

    Bel post e interessanti riflessioni. I SEO Specialist di Archimede sono sempre avanti!

    Mi sembra che Google abbia, alla fine, imboccato la via giusta, quella che auspicavo prendesse già da tempo rispetto alle possibili innovazioni per bilanciare l’uso della Social Reference: 

    “[...] modi evoluti di gestire semanticamente i processi di catalogazione dei contenuti web, creando regole condivise di etichettatura e integrando questi processi di catalogazione con funzioni evolute di ricerca, basate sugli schemi di funzionamento delle reti neurali.”

    (da http://www.wholeworldtrip.com/2012/09/confessioni-di-un-seo-specialist-pentito.html )

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