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La SEO ha 7 vite, come i gatti

Se cerchiamo su Google “La SEO è morta” troviamo ben 34.000 risultati. Alcuni articoli risalgono a diversi anni fa. Giorgio Taverniti, in un divertente video sull’argomento del 2014, cita un articolo del 2004!!! E mentre leggete “2004” immaginatevi la mia bocca spalancata per lo stupore tipo il gambero della sirenetta (per inciso Wikipedia mi ha ricordato che si chiamava Sebastian). Insomma, anche quando la SEO era ancora un “lusso per pochi” già c’era chi la dava per spacciata.

Di certo non possiamo ignorare il fatto che nel corso degli anni il web abbia avuto una grandissima evoluzione e ciò sicuramente ha influito sul modo di ottenere visibilità sui motori di ricerca. A proposito di motori di ricerca, le modifiche degli algoritmi di Google hanno inciso anch’esse sul modo di fare SEO. Tutto questo ha portato ad affermare in più occasioni che la SEO fosse morta. Questo è vero nella misura in cui non è più possibile attuare le strategie del passato.

Non è sufficiente inzeppare i siti di parole chiave, comprare i link al chilo e inserire il proprio sito nelle directory per ottenere un buon posizionamento.

 

Cosa vuol dire fare SEO oggi?

Fare SEO oggi è molto complesso, perché le variabili che entrano in gioco sono davvero tante. Si sente dire spesso che i fattori che influenzano il posizionamento sui motori di ricerca siano almeno 200, ma, al di là di un valore numerico, sempre discutibile, è evidente che molti elementi sono intervenuti a complicare la situazione. La personalizzazione dei risultati di ricerca, la geolocalizzazione, la concorrenza di migliaia o milioni di siti web per apparire nelle prime posizioni delle SERP, la presenza dei social signals [1], la possibilità di subire penalizzazioni da Google e persino il rischio di essere colpiti da una SEO negativa, per citare solo alcuni aspetti, hanno reso la visibilità online una vetta difficile da raggiungere.

Proprio per questo la SEO non è morta, al contrario, oggi più che mai, è un’attività il cui raggio d’azione è notevolmente aumentato.

Nel già citato video sulla morte della SEO Giorgio Tave elenca le 3 caratteristiche principali di un SEO e rinvia ad una discussione sul GT Forum in cui molti altri SEO specialist hanno elencato altre caratteristiche che ritengono fondamentali.

 

Le caratteristiche della SEO

Forse saremo un po’ di parte, ma siamo convinti anche noi che la SEO abbia sempre molte frecce al proprio arco. Ne abbiamo individuate 5:

1. Multidisciplinarietà. La SEO è, per sua natura, trasversale rispetto alle varie discipline del web. Questo le permette di definire una strategia complessiva coniugando le varie componenti di un progetto web (struttura del sito, contenuti, parole chiave, campagne PPC, social, ecc). Questa caratteristica si rivela fondamentale in un mondo digitale caratterizzato da un numero sempre maggiore di canali di accesso ai siti web. E ricordatevi che l’importante non è “esserci”, bensì sapere esattamente “come esserci”.

2. Capacità analitica. Qualsiasi azione di web marketing venga realizzata deve essere monitorata. Solo in questo modo è possibile capire i risultati delle azioni svolte e definire eventuali modifiche al progetto. La potenza è nulla senza controllo!

3. Conoscenza dei motori di ricerca. Qui si trovano le radici della SEO. Capire i meccanismi dei motori di ricerca e la loro evoluzione è ancora oggi una competenza fondamentale, perché essi restano sempre la fonte principale da cui i siti ottengono visite. Inoltre, se osserviamo Google, notiamo come il principale motore di ricerca in circolazione stia cercando di trattenere gli utenti sulle SERP e fornire loro le risposte che cercavano (mappe, orari di apertura, prenotazioni, meteo, ecc), bypassando in molti casi la navigazione dei siti. Non accorgersi di questi cambiamenti può essere fatale.

4. Conoscenza degli utenti. A chi pensiamo di comunicare? Spesso ci si sente sopraffatti dalle best practices dell’ottimizzazione per i motori di ricerca e si perde di vista l’obiettivo: comunicare agli utenti! Anche in questo un bravo SEO riveste un ruolo innegabile. Attraverso l’analisi dei dati è possibile capire cosa cerca chi atterra su un sito web, le sue abitudini di navigazione e le sue difficoltà. Questo significa creare delle personas [2]!

5. Simpatia Nerd. La SEO è simpatica, quest’ultimo punto lo dimostra! Sicuramente nell’ottimizzazione e nel posizionamento ci sono aspetti tecnici non sempre di facile comprensione. La missione è proprio quella di trovare il modo di spiegare queste attività facendo comprendere a tutti il suo posizionamento e le sue potenzialità. Quindi siamo un po’ nerd, possiamo ammetterlo, ma taaaanto simpatici!

 

Nonostante i numerosi necrologi, la SEO è ancora qui, viva, vegeta e indispensabile come non mai. Un po’ come i gatti, anche lei ha molte vite…ma speriamo che non la uccidano troppe volte, se no ci toccherà imparare un nuovo mestiere!

 

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[1] Social signals: questo termine indica diversi fattori come il numero di mi piace di Facebook, numero di condivisioni di Facebook, numero di Follower di Twitter, numero di tweet che menzionano un brand o che presentano un link al sito web, numero di persone nelle cerchi di G+. Esistono numerosi studi circa la loro influenza sul posizionamento organico (per approfondire: https://moz.com/blog/your-guide-to-social-signals-for-seo).

[2] Nel web il termine personas indica personaggi archetipici creati sulla base di caratteristiche socio-demografiche, abitudini e comportamenti che accomunano gruppi di utenti.

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