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Il linguaggio visivo by Google: Material Design

Se si vuole parlare di Material Design, non si può non parlare di Google.

Per parlare in modo corretto di Google, dovrei chiamare un mio amico Seo, ma mi sa che oggi sono tutti un po’ impegnati.

Quindi… focalizziamoci sul Material Design.
Partiamo dal fatto che non è una novità.
Viene presentato il 25 giugno 2014 durante il Google I/O (la conferenza di Mr. Google rivolta a programmatori, sviluppatori e nerd vari :) )… quindi esiste già da più di 2 anni.
Il Material Design nasce con lo scopo di creare un linguaggio visivo innovativo e comune a tutti gli sviluppatori di APP. Insomma, delle linee guida che sintetizzino i principi del buon design e definiscano un’esperienza di navigazione unificata data dalla gerarchia di elementi che guida l’utente nella navigazione.

Il cuore sta nella parola Material che intende trasformare qualcosa di grafico in qualcosa di “materialmente tangibile”, non più “flat”, ma con un suo spessore e quindi una sua ombra. La creazione dello spazio tridimensionale è una delle caratteristiche grafiche che il Material Design ha saputo valorizzare maggiormente. Da quando c’è MD c’è anche Z :) : infatti, all’asse delle x e delle y si è aggiunta anche quella della z che determina la profondità.
Grazie a questa “stratificazione” degli oggetti, si crea una gerarchia di contenuti che migliora la UX e focalizza l’attenzione dell’utente sugli elementi importanti della pagina come i pulsanti o i menù di
navigazione.
Questa è la differenza sostanziale tra il Material Design e il Flat Design.

Le animazioni sono un’altra caratteristica fondamentale del MD.
Il loro scopo non è decorativo, ma migliorativo dell’esperienza utente e la comprensione della pagina web è più intuitiva. Ogni animazione deve partire dal punto in cui l’utente ha avuto un’interazione con il dispositivo e trasformarsi in modo logico e intelligente. Le animazioni, nel MD, si comportano esattamente come si comporterebbe il materiale nella realtà.

Il colore è un altro elemento importante del Material Design. Spesso il tenue viene accostato al vivace per ottenere un effetto di contrasto e di massima leggibilità, con lo scopo di creare la miglior
navigazione possibile per l’utente.

Colori freddi: da usare come sfondo al prodotto
Colori caldi: per le call to action, per stimolare gli utenti a compiere un’azione

Ultimo elemento caratterizzante del MD è l’utilizzo di icone.

Sono previste 2 tipologie:

1. ICONE DI SISTEMA: indicano un comando, un file, una directory…Le icone di sistema vengono usate per le azioni comuni quali: cancellare, stampare, salvare.

2. ICONE DI PRODOTTO: Sono quelle che fanno lo stile dell’APP e dei prodotti o dei servizi interni all’APP. Tutte le icone di prodotto devono avere lo stesso layout e stile grafico.

Il Material Design, insomma, è una bella idea di quel genio di Google, guidato da quella bella testa di Matìas Duarte che ai progettisti appare come una buona soluzione che mescola il flat con il vecchio scheumorfismo.

Una soluzione quindi che potrebbe mettere d’accordo veramente un po’ tutti quanti.

Alessia

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